CONTRAILS

Palermo riposa d'inverno © Massimo Marazzini

E' piovuto persino ghiaccio a pallini e il centro di Palermo, l'itinerario del turista, è vuoto e gelido. La Vucciria e Ballarò sbadigliano e non pompano flussi di persone con borse e zainetti tenuti davanti sul petto, non barriscono quel meraviglioso chiasso totale con acuti arabeggianti che ti costringe ad urlare per chiedere un sacchettino di capperi. Ma è una pigrizia che in modo inaspettato isola e mette in risalto i suoi simboli, li pulisce liberandoli dalla patina dello stereotipo: la faccia di don Pino Puglisi e la tomba di Giovanni Falcone, la casa dalle cento stanze di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la “quiescenza” lasciata dagli arabi e coltivata dagli spagnoli, un misto di accidia e rassegnazione, che un monsignore descrive come malattia cronica dei suoi concittadini. E poi il cibo e i negozianti, signorili ed educatissimi sempre.
Alla fine il mare: dove il porto diventa passeggiata, il carro di Santa Rosalia è lasciato a passare l'inverno davanti alla casa in cui Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, il Gattopardo, pensava sul suo letto di morte: “Ho settantatre anni, all'ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due...tre al massimo. E i dolori, la noia, quanti erano stati? Inutile sforzarsi a contare: tutto il resto: settant'anni”.
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