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PRIMAVERA IN KURDISTAN © Giulio Nori

Primavera in Kurdistan
(la terza e la quarta volta)

"Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi qualsiasi ingiustizia commessa contro qualsiasi persona, in qualsiasi parte del mondo."
E. Guevara

La prima volta che sono andato in kurdistan, ci sono capitato quasi per caso, in estate, con l’auto stipata di materiale da campeggio, dopo aver macinato dei gran kilometri sotto il sole. In realta’ poi i soldi e il tempo a disposizione stavano per terminare, il caldo aumentava man mano che ci si avvicinava alle regioni del sud della Turchia, quindi un giorno si e’ ben pensato di fare un inversione ad u, e di puntare verso casa. Il traghetto dalla Turchia all’italia costava una follia, allora si e’ deciso di tornare attraversando tutta l’europa dell’est, e, anche se si e’ rotta la cinghia del motore in Slovenia, a un ora piu’ o meno dal confine italiano, a pensarci adesso e’ stata una gran fortuna.

La seconda volta che sono andato in Kurdistan mi ero preparato molto bene. Era agosto, era un campo di lavoro volontario del servizio civile internazionale. Ero insieme ad altre ragazze e ragazzi (ero ancora giovane) al confine tra Turchia, Iran e Armenia. C’eran posti di blocco ovunque, c’eran militari Turchi giovanissimi in libera uscita con le magliette di Eminem, il rapper americano ; c’erano i resti dell’arca di Noe’ a mezz’ora dal nostro alloggio. Mi ricordo dei pastori che dormivano sulle colline, molti bambini che vendevano portachiavi a forma di animale, a molla (ne ho ancora qualcuno), un ristorante dove si mangiava seduti per strada su sgabelli bassissimi, che si chiamava kebabistan, e la specialita’ della casa era la pecora con lo yogurt. Di foto pero’ non ne ho fatte nemmeno quella volta. Il mio compito era quello di filmare. Ho ancora tutti i girati, da qualche parte, nel mio archivio.

La terza volta ero un osservatore internazionale ; ero partito insieme ad un gruppo di osservatori di Fidenza e Parma (anche se Fidenza e’ piu’ piccola di Parma, gli osservatori di Fidenza erano in netta maggioranza, e in tutti i comunicati stampa, quindi, Fidenza veniva messa prima di Parma, quasi a sottolineare la maggiore sensibilita’ della gente di provincia). A Istanbul, in aeroporto, le delegazioni del nord Italia si sono unite con quelle del centro-sud. Sembravamo tantissimi. C’era anche Zulu, quello dei 99 posse, che ogni volta che passava dai metal detector, faceva suonare tutto, perche’ era pieno di piercing ovunque. Quando sono arrivato a Van, e poi quando ci hanno portati a Urfa per il Newroz, il capodanno Kurdo, e poi ancora a Hasankief, a me sembrava di essere nel paese delle meraviglie dal tanto che quei posti erano, appunto, meravigliosi. Mi ricordo che parlavo spesso in Inglese di Dino Frisullo, e di aver avuto qualche problema con il trascinamento della pellicola in bianco e nero della mia praktica analogica.

La quarta volta eravam ben di meno, c’era molta tensione, soprattutto tra romani e i torinesi, non so perche’. Mi ricordo che dovevamo fare un lavoro fotografico in digitale, io e altri 4 fotografi della mia associazione, che sarebbe poi servito per raccogliere fondi per progetti di scolarizzazione dei villaggi al confine tra Turchia e Siria. In quei giorni li’ ho corso parecchio, ho respirato i lacrimogeni peggiori della mia vita, ho schivato idranti e pietre, ho visto ragazzini con la faccia da uomini e poliziotti con la faccia da bambini. Mi ricordo anche che mi addormentavo durante qualsiasi spostamento da un villaggio al successivo, tanta neve, troppi the’. Il lavoro fotografico poi lo abbiamo intitolato « liberta’ di esistere ». E’ venuto bene.

La quinta volta, ve lo faro’ poi sapere.
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