CONTRAILS

Western Wall © Massimo Marazzini

A Gerusalemme le indicazioni onnipresenti dicono Western Wall, non è difficile orientarsi e lo trovi sempre aperto. Piuttosto è severo e insistente il controllo ai tornelli, passaporto alla mano, metal detector, sguardi e domande incisive di visi liceali in uniforme. E tante armi, perchè ogni guerra santa è prima di tutto guerra, e qui, dice un padre francescano di origine polacca, sono fermi all'Antico Testamento, occhio per occhio dente per dente, col sangue che richiede sangue, fino all'annientamento di uno dei due popoli, ci volesse l'eternità. Anche per la preghiera il tempo è scandito dalla quotidianità nell'eternità: le regole per pregare al Muro sono quelle dell'ebraismo ortodosso, donne separate dagli uomini e solo questi che possano indossare i tefillin, astuccini di pelle nera che contengono versetti della Torah, gli scialli e la Kippah, il cappellino rotondo che indica la presenza divina ed il timore del cielo, sopra la testa. Perchè l'ebreo ortodosso sente veramente Dio sovrastare questa enorme muratura di pietroni squadrati, rimasta dalla distruzione del Tempio da parte delle legioni di Tito nel 70 d.C., solo un basamento, ma il punto più vicino al sancta sanctorum dell'antico tempio di Salomone; lo intuisce sempre presente ad ascoltare chi prega e chi piange lacrime vere, per esaudire chi lascia bigliettini nelle fessure, per ascoltare canti e litanie, per accogliere ogni pellegrino che torna dalle terre della diaspora portando omaggio e, perchè no, laute offerte.
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